Dopo la seconda guerra mondiale

Dopo la seconda guerra mondiale si apre un altro capitolo della storia d'Irlanda: i troubles, la lotta civile dell'Ira per scacciare il dominio inglese.
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Nel 1949, l’Irlanda del Sud divenne ufficialmente una repubblica e lasciò il Commonwealth. Per quanto riguarda l’IRA, essa non rinunciò alla liberazione totale dell’isola. Si era infatti nuovamente fatta sentire con l’azione datata 1939, la Bombing Campaign contro le città inglesi.

In seguito, in occasione della Borders’ Campaign (Campagna delle frontiere), dal 1956 al 1962, elaborò una tattica che consisteva nell’attaccare le postazioni di frontiera con l’Ulster. Queste due campagne fallirono e arricchirono la lunga lista degli eroi, oltre al patrimonio delle canzoni nazionaliste.

Nel 1969, tutto si infiammò nuovamente al Nord quando venne represso il movimento per i diritti civili, e, nel 1972, Londra creò il Direct Rule di Westminster sull’lrlanda del Nord sciogliendo il suo parlamento. In seguito, a cadenza regolare, l’attualità ci ricorda che esiste, in qualche luogo dell’Europa moderna, in un bel paradiso ecologico, un problema vecchio ormai di 500 anni che ancora non è stato risolto…

Dal 1951, regolarmente, il Fianna Fail torna al potere per lunghi periodi alla fine dei quali cede il posto a una coalizione dei partiti d’opposizione. In particolare, dal 1951 al 1973, condusse una politica di riaggiustamento economico, che stabilizzò finalmente la popolazione, e di apertura alle istanze internazionali.

Il settennato di Mary Robinson

Mary Robinson
Mary Robinson

L’adesione alla Comunità economica europea fu anch’essa pronunciata nel 1973, creando profonde metamorfosi rappresentate dal settennato di Mary Robinson. Ebbene si, dal dicembre del 1990 all’autunno del 1997, il presidente della Repubblica d’Irlanda è stata una donna!
Eletta con una piccola maggioranza, Mary Robinson ha terminato il suo mandato con un livello di fiducia che raggiungeva il 90%!
Sposata a un protestante, militante di vecchia data nella lotta per il diritto alla contraccezione, al divorzio, all’omosessualità, all’uguaglianza dei sessi e all’aborto, il suo settennato ha visto la più profonda trasformazione sociale che l’Irlanda abbia mai conosciuto. Anche se la presidenza non ha in Irlanda la stessa importanza politica che ha in Francia o negli Stati Uniti, Mary Robinson ha pesantemente contribuito a mutare la mentalità e ad avvicinare il suo paese ai grandi fratelli dell’Unione europea. Nel 1992, il Trattato di Maastricht è stato approvato dal 70% degli irlandesi mentre un nuovo referendum bocciava ancora una volta il diritto all’aborto.

Questo secondo risultato sta a indicare che la lotta è di lungo respiro. Ciò nonostante, risultati sostanziali sono già stati raggiunti. l preservativi vengono venduti liberamente. L’omosessualità è stata decriminalizzata nel 1993. Un rapporto parlamentare ha proposto di rivedere la Costituzione per eliminare qualche influenza troppo bigotta (l’invocazione alla “Santissima Trinità”, per esempio…). E il divorzio è stato legalizzato con il referendum del novembre 1995, dopo che il risultato era stato contestato, la Corte Suprema ha infine confermato la scelta delle urne nel febbraio 1997.

La necessità di diminuire il numero di unioni libere createsi in seguito all’impossibilità di divorziare fu un argomento decisivo.
Questo nuovo istituto è tuttavia asservito ancora a condizioni draconiane (bisogna che la coppia abbia vissuto separata per almeno quattro anni prima della presentazione della domanda). Ciliegina sulla torta (o colmo dei colmi): il calo di autorità della Chiesa cattolica viene addirittura evocato in alcuni feuillettons televisivi.

Un altro traguardo determinante per l’evoluzione del paese: poter trattare da pari a pari con l’ex colonizzatore e spesso e volentieri carnefice. Molto presto, il reddito pro capite dell’lrlanda sarà superiore a quello del Regno Unito. Una rivoluzione! Aiutata dai crediti europei, stimolata dall’appartenenza all’Unione, l’Irlanda ha ricostituito la sua identità.

Questa totalmente nuova assenza di complessi ha permesso agli irlandesi di firmare nel dicembre 1993 una storica dichiarazione. Per prima cosa, gli inglesi accettavano di rispettare il voto della maggioranza degli abitanti dell’Irlanda del Nord, se questi un giorno si pronunceranno a favore di una riunificazione con il Sud. Secondariamente, l’Irlanda acconsentiva a non cercare la riunificazione dell’isola senza il libero consenso della maggioranza della popolazione del Nord.
In terzo luogo, essa confermava, in caso di riunificazione, la necessità di profondi cambiamenti all’interno della sua Costituzione per tenere conto della nuova minoranza.

In seguito, tutti i governi non si sono discostati da questa linea improntata alla saggezza, rispettando il processo di pace ed evitando il confronto con i repubblicani. Un processo delicato che non riuscirà a non scontentare gli estremisti. Dopo più di trent’anni di odio e di delusioni, protestanti e cattolici vengono invitati a sotterrare l’ascia di guerra sotto l’egida di Tony Blair e di Bill Clinton.

Nuovamente il destino del paese si è giocato in un giorno di festa religiosa visto che il 10 aprile 1998, responsabili politici nord-irlandesi, londinesi e dublinesi si sono trovati d’accordo sulle modalità della pacificazione delle province. Gli unionisti (protestanti) hanno ottenuto che la popolazione potesse esprimersi in caso di cambio di sovranità, e i repubblicani (cattolici dell’IRA e del Sinn Fein) hanno visto riconosciuti i loro ruoli politici.

Il compromesso ancora fragile del loro accordo è stato sottomesso il 22 maggio 1998 agli abitanti dell’Irlanda del Nord che hanno massicciamente risposto “si”. Nello stesso tempo, si è domandato ai cittadini della Repubblica d’Irlanda di pronunciarsi su una modifica di uno degli articoli della Costituzione che ricorda la volontà di ricollegare le due parti dell’isola. Questo testo venne largamente adottato.