Dai Celti ai Vichinghi

L'Irlanda è terra di celti, monaci e vichinghi che hanno dato vita alla storia più affascinante e complessa dell'isola, fra leggende e grandi battaglie.
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I Celti confluirono in Irlanda tra il VI e il I secolo a.C. da differenti parti d’Europa. I Celti erano tribù guerriere fiere e ardite dell’Età del ferro, provenienti dall’Europa orientale che tra l’800 e il 300 a.C. conquistarono vaste porzioni d’Europa.
I guerrieri e gli avventurieri Celti probabilmente raggiunsero l’Irlanda verso il 300 a.C., e sicuramente nel 100 a.C. vi si erano già stanziati. Giunti in gruppi relativamente poco numerosi, mantennero il controllo di queste terre per 1.000 anni, lasciando un’eredità linguistica e culturale che sopravvive ancora oggi.

I Celti adottavano un sistema legale chiamato Brehon Law ed erano di religione druidica. Avevano uno stile decorativo particolare, con curve e volute, visibili in molti manufatti irlandesi del II e I secolo a.C.
Non esistono testimonianze scritte del periodo celtico. I capi tribù si assicuravano l’immortalità con gesta eroiche che venivano tramandate di generazione in generazione sotto forma di canzoni e racconti. Si ritiene che le storie epiche di Cúchulainn e il Táin Bó Cuailnge risalgano a questo periodo. Cúchulainn è il perfetto eroe guerriero celtico. Il Táin Bó Cuailnge forse non è storicamente attendibile, ma da un idea della società irlandese del I e II secolo a.C.

Il paese era diviso in cinque province: Connaught, Ulster, Munster, Leinster e Meath (in seguito queste ultime due furono unite). La principale lotta per la conquista del potere di cui narra il Táin Bó Cuailnge ebbe luogo tra Connaught e Ulster.
L’Emain Macha (oggi Navan Fort) nella contea di Armagh, è citato nel Táin Bó Cuailnge, e compare nella cartina dell’Irlanda disegnata nel 2 secolo a.C. Lo studioso egiziano Tolomeo lo chiama Isamnium.
Le varie parti del paese, chiamate Tuatha, erano controllate da un centinaio di re e capi tribù, mentre a Tara, Meath Co., regnarono alcuni dei leader più potenti.

San Patrizio
San Patrizio

Un’altra popolazione più forte, i Gaèli, arrivò poco dopo. Non essendo mai stata oggetto dell’invasione romana, ne di altre invasioni (tutte le varietà di Goti e di Vandali), la civiltà celtica potè svilupparsi in maniera omogenea in Hibernia (nome latino dell’Irlanda!) e presentare tratti molto specifici.
Sul piano economico, i Gaèli praticarono soprattutto l’allevamento, raramente la coltivazione. Costruirono poche città, soltanto qualche fortificazione.

Visto che bisognava passare il tempo, i tuathas (piccoli regni) si facevano la guerra e, a poco a poco, si formarono regni più potenti retti da grandi famiglie, quali gli Ui Neill (O’Neill) nel nord dell’isola.

L’assenza di una precisa religione e di un culto realmente profondo favorì la diffusione del cristianesimo. Fu l’unico paese d’Europa a non aver avuto neanche un martire. Saint Patrick ottenne, dal 432, data del suo arrivo, fino alla sua morte verso il 490, l’evangelizzazione dei Gaèli, non senza avere, secondo la tradizione, liberato il paese da tutti i serpenti. Tuttavia, nonostante i suoi successori, i culti magici e le epopee mitiche non furono mai completamente dimenticati dalla popolazione.

L’età d’oro dell’lrlanda

Antichi gioielli
Antichi gioielli

I monaci irlandesi non si accontentarono di costruire monasteri a casa loro, ma percorsero i mari d’Europa (“in abbeveratoi di pietra”, narra la leggenda; sarebbero stati addirittura i primi scopritori dell’Islanda), al fine di predicare la parola del Signore. La loro influenza fu notevole. All’inizio del VII secolo, San Colombano fondò l’abbazia di Luxeuil in Gallia, poi quella di Bobbio in Italia dove morì. Poiché l’Irlanda era la sola a essere sfuggita alle onde di distruzione delle orde barbariche, Carlo Magno fece cercare nell’isola il fior fiore dei letterati perché insegnassero nelle nuove scuole del suo impero. Molti regnanti europei inviarono i propri figli a seguire i corsi dei monaci in Irlanda. L’lrlanda aveva guadagnato il titolo di “isola di santi e di sapienti”.

L’età d’oro irlandese fu inoltre caratterizzata da una fioritura artistica considerevole: le miniature raggiunsero un livello di perfezione mai eguagliato (libro di Durrow, libro di Kells).
L’oreficeria fu ugualmente rimarcabile. Sono infatti di questo periodo i curiosi e caratteristici motivi irlandesi (ornamenti a intreccio, spirali ecc.), prodotti dalla fusione di tecniche celtiche e di motivi dell’alto Medioevo.

Le invasioni vichinghe

Nave vichinga
Nave vichinga

Fu nell’Vlll secolo che gli Scandinavi cominciarono a saccheggiare l’isola. Nel 795 d.C. una flotta di imbarcazioni vichinghe costeggiò la Scozia occidentale, depredò il monastero di san Colmcille a Iona poi si diresse verso la costa orientale irlandese. Sbarcarono sulla Rathlin Island al largo della costa di Antrim, o sulla Lambay Island, vicino a Dublino.

Le invasioni miravano soprattutto alle ricchezze dei monasteri ma non furono completamente negative in quanto all’origine delle prime città irlandesi: Waterford, Limerick hanno nomi di radice scandinava.
Di fondazione irlandese, Dublino divenne la base principale dei Vichinghi, che apparentemente approfittarono della mancanza di unità nei piccoli reami gaelici per stabilirsi ovunque, eccetto che nell’Ulster dove gli O’Neill erano sufficientemente potenti per resistere loro.

Brian Boru
Brian Boru

Ma è un capo gaelico del Munster (il sud dell’isola), Brian Boru, che riuscì a unire una gran parte dell’isola sotto il suo dominio. l Vichinghi si allarmarono e organizzarono una grande spedizione offensiva. La storica battaglia decisiva ebbe luogo a Clontarf nel 1014. l Gaèli trionfarono, ma Brian Boru venne ucciso alla fine del combattimento.

L’apporto culturale ed economico dei Vichinghi fu rilevante: essi contribuirono al commercio interno ed esterno. Anche le torri di guardia circolari furono un acquisto culturale di quest’epoca. Molti di loro si fusero con la popolazione locale, si convertirono al cristianesimo ed aiutarono nella lotta contro la successiva invasione: quella dei normanni.