Intervista a Ian Sansom

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In occasione della sua visita in Italia per il Salone del Libro di Torino, Irlandando ha intervistato per voi uno dei nostri autori preferiti, Ian Sansom, il geniale inventore della saga del Bibliobus di Tundrum, in libreria in questi giorni con il quarto libro della saga, Galeotto fu il libro edito da Tea Libri.

IrlandandoDopo una breve parentesi in terra inglese le avventure del bibliotecario dalle mille sfortune tornano sul suolo nord irlandese, che lei descrive con tragicomica ironia, mettendone in luce le stranezze e le peculiarità. Tundrum ovviamente è una città inventata ma ci può raccontare da cosa ha tratto ispirazione per descrivere la popolazione nord irlandese e le sue caratteristiche? E cosa la contraddistingue dai cugini irlandesi? E soprattutto, per i nostri amanti d’Irlanda, in quale zona la collocherebbe? Mi sembra di aver letto in qualche sua intervista la contea di Antrim…e se si il motivo di questa scelta.

Sansom: ho inventato Tundrum perché volevo raccontare la vita di un piccolo centro di provincia. Mi hanno sempre affascinato le piccole città, anche in letteratura, come nel caso di Thornton Wilder che ha scritto, appunto, “Piccola città”. È un microcosmo completo, ricco di tutte le sfaccettature, come la città che ho creato: Tundrum si trova effettivamente in Irlanda un pò per caso e un pò perché è il posto dove vivo e dove mi sono familiari i luoghi, gli odori, il suono della lingua.

Per quanto riguarda le differenze tra inglesi e irlandesi sono stati scritti moltissimi libri accademici : le differenze esistono ma non diversamente da quelle che si possono riscontrare fra città vicine, differenze che quindi non dovrebbero sorprenderci più di tanto. Sarebbe invece interessante approfondire quanto suggerisce il poeta John Hewitt, cioè che la vera differenza in Irlanda non è tra Nord e Sud, quanto tra Est e Ovest. L’Est sarebbe la parte più commerciale, basata sulle attività economiche mentre l’Ovest corrisponderebbe invece alla realtà dei grandi paesaggi selvaggi.

Per rispondere alla sua domanda, per me Tundrum ha un’ubicazione molto precisa, cioè nella costa settentrionale di North Antrim, una zona molto famosa e decisamente molto affascinante. Ho scelto questo angolo dell’Irlanda del Nord perché volevo trasportare Israel il più lontano possibile da Londra. È una zona che ha dei paesaggi spettacolari e la sua popolazione ha un modo molto particolare e specifico di esprimersi e di comportarsi, che mi affascina e mi sembra davvero attraente.

I: Il rapporto fra Israel e la nuova realtà è ricco di conflitti e di fraintendimenti, che generano immancabilmente una comicità sottile e ricca di fascino. Quanto incidono i luoghi comuni nell’instaurare una situazione stagnante di incomunicabilità e qual è la chiave da sfruttare in letteratura per ottenere la comicità perfetta?

S: Questi fraintendimenti sono l’elemento centrale. C’è un verso di John Berryman, a mio avviso uno dei migliori poeti americani della letteratura del XX secolo, che dice “Misunderstanding, misunderstanding, misunderstanding”. Mi sembra che restituisca  una definizione perfetta e precisa del cuore stesso della letteratura: l’incomprensione fra individui. I luoghi comuni sono uno dei diversi metodi che si possono utilizzare per descrivere questa situazione: così ho fatto scontrare un ebreo vegetariano di Londra con la realtà dell’Irlanda del Nord, ma l’effetto comico perfetto si raggiunge con i dettagli, curando molto i particolari, perfezionando le caratteristiche dei personaggi e della loro interazione.

I: Negli ultimi anni sta aumentando in maniera considerevole il numero di romanzi pubblicati che mettono il libro al centro delle vicende raccontate. Questo meccanismo letterario affascina sempre di più i lettori, sia quando è incentrato su un singolo volume, che all’interno di una biblioteca o tra gli scaffali di una libreria, ruotando intorno a una passione che è comune all’autore e al lettore. Come mai questo trend è in aumento e da dove nasce l’idea di un Bibliobus come ambientazione? Se il lettore trova la sua gratitudine nella chiave narrativa della storia, ovvero il libro, qual è l’appiglio di questa serie, in cui il libro così come la trama gialla, sono solo il pretesto per interrogarsi sulla società moderna e le sue idiosincrasie e assurdità?

S: L’aumento dei “libri sui libri” forse è dovuto alla grande disponibilità materiale dei libri che abbiamo oggi. Sono prodotti facilmente acquistabili e ottenibili. Quando ero piccolo, in casa avevamo solo un dizionario e la Bibbia. Poi i miei genitori hanno acquistato un’Enciclopedia Britannica per bambini. Oggi andiamo in Internet e compriamo con un clic. In una settimana posso acquistare la stessa quantità di libri che i miei genitori hanno posseduto in tutta la loro vita.

Riallacciandomi al suo riferimento alla trama gialla, i libri sono utilissimi, sono versatili perché si può far fare loro moltissime cose: un libro si può rubare, lo si può far scomparire, poi può ricomparire, ha uno strano effetto sulle persone, quasi magico.

L’idea del bibliobus nasce proprio di fronte a casa mia, dove c’è una biblioteca e dove un bibliobus si ferma ogni mattina per rifornirsi di libri da portare agli abitanti della zona. E poiché gli scrittori sono sognatori, ho iniziato a chiedermi dove andasse, quali giri facesse, quali persone incontrasse.

I: La serie del bibliotecario è anche un modo per indagare il complesso animo umano e la sua difficoltà, nei vacui tempi moderni, di trovare un posto nel mondo, di trovare soddisfazione in una realtà troppo ricca di stimoli e di aspettative. Isreal rimane irretito prima e deluso poi nel reale confronto con il mondo e con la complessa realtà che lo circonda. È destinato alla sfortuna o rimane, alla fine, come tutti gli amanti della buona lettura, un eterno sognatore?

S: Sì, Israel è un eterno sognatore che però viene costantemente risvegliato dal suo sogno. Lo possiamo paragonare al “Pilgrim’s progress”: è come quel pellegrino che, nel suo viaggio, metafora dell’eterna ricerca, va a fondo e poi riemerge e continua il suo cammino. Tendo a studiare con molta attenzione la superficie, senza voler indagare troppo a fondo, perché credo che prestando attenzione alla superficie, ai suoi dettagli, ai particolari, arriviamo a comprendere anche quello che sta al di sotto.

I: Nei suoi romanzi emerge un sottile ma evidente divertimento a “prendere in giro” e a evidenziare i difetti, le paure e le manie dei protagonisti. La voce narrante è quindi una sorta di “burattinaio” con il sorriso sulle labbra?

Bellissima questa immagine del burattinaio con il sorriso sulle labbra: la accetto così come mi viene offerta e non solo per me stesso, ma anche per qualsiasi altro autore, perché se non ci divertissimo in questa nostra attività, faremmo certamente un altro mestiere.

 

Pubblicato il 19 maggio 2011 in Interviste     Argomenti: ,

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