Recensione Caffè Babilonia

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Il romanzo di esordio di Marsha Mehran, Caffè Babilonia, Ed.Neri Pozza, è una storia gustosa, divertente, appassionata e a tratti drammatica, che è capace di narrare con sottile delicatezza temi spesso difficili.

L’arrivo delle tre sorelle iraniane con la loro ventata di profumi e sapori esotici sconvolge il tranquillo e molto bigotto villaggio irlandese affacciato sulla Clew Bay e dominato da equilibri immemori come la vetta del Croagh Patrick. Qui il paese si spacca letteralmente in due fra coloro che sanno dischiudere il loro cuore alla dolcezza orientale scovando nel profondo il desiderio di aprirsi al mondo e di scandagliare le proprie passioni più recondite e coloro che invece, schierandosi dietro a una croce e alla sete di potere scelgono un durissimo muro di calunnie e cattiverie.

Pur assomigliando per alcuni aspetti al cugino Chocolat di Joanne Harris in questo romanzo si intrecciano i temi dell’integrazione, il difficile percorso della società europea di accettare il multiculturalismo, la guerra e gli orrori della rivoluzione khomeinista, la riscoperta delle radici e dell’importanza della memoria.

Ma sono sopratutto l’atmosfera, gli odori, le spezie e la magia della cucina iraniana ad ammaliare il lettore che rimarrà rapito dal desiderio di provare le tante prelibatezze descritte nel romanzo: ogni capitolo prende il nome e si apre con una ricetta che poi le protagoniste prepareranno nel corso del capitolo stesso. Ed è proprio questo escamotage che riesce a trasmettere su carta la seducente forza delle tradizioni di un popolo.

Pubblicato il 13 aprile 2010 in Recensioni     Argomenti:

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