Non solo rugby a Dublino!
C’è solo un argomento che mette d’accordo tutti gli irlandesi: il rugby. Uno sport che unisce, votato al fair play: sono questi i luoghi comuni della palla ovale. Ma nella verde Irlanda il rugby fa qualcosa di più: riunisce una nazione divisa nel tifo per un’unica squadra (al contrario del calcio, che ha due nazionali distinte), che comprende i giocatori sia dell’Eire che dell’Ulster, con un solo simbolo (lo shamrock, il trifoglio) e un solo inno. Il tempio del rugby irlandese è senza ombra di dubbio il Croke Park, il quarto stadio più grande d’Europa, dove il 6 febbraio vedremo l’Italia cimentarsi nel primo match del Sei Nazioni 2010, alle 15.30 italiane.
Ma non è sempre stato così: per molti decenni lo stadio era assolutamente chiuso agli sport di derivazione inglese, e solo da pochi anni ci si possono vedere partire di calcio e di rugby. I tesserati della Gaa (Gaelic Athletic Association) rischiavano, secondo la rigidissima “Rule 42″, di essere radiati se sorpresi a praticare uno sport britannico. Ora questa rivalità si è attutita, e le varie discipline convivono sullo stesso campo di gioco.
E così, accanto al rugby, si può partire anche alla scoperta degli sport di tradizione gaelica: il football (una via di mezzo tra calcio e rugby, con la palla rotonda che si può sia prendere con le mani che calciare con i piedi), l’hurling, simile all’hockey su prato ma con le porte del rugby, e l’handball, che la stessa Gaa definisce “squash senza racchetta”, diffuso dagli immigrati irlandesi anche negli Usa, dove si è giocato l’ultimo campionato del mondo di questa disciplina. Nello stadio di Croke Park c’è anche un museo che raccoglie i cimeli della cultura sportiva gaelica, e si organizzano tour di tutta la struttura (compresi gli spogliatoi e le panchine). Non ci si va, però, solo per le curiosità sportive: il Croke Park è anche un pezzo della storia d’Irlanda e della sua lotta per l’indipendenza. Qui, nella guerra civile del 1920, durante un match di football gaelico, una rappresaglia dell’esercito inglese portò all’uccisione di 13 spettatori e del capitano di una delle squadre, in una giornata passata alla storia con il nome di “Bloody Sunday 1″.
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