La tigre irlandese non ruggisce più

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Un tempo modello di globalizzazione del libero mercato per tutto il mondo, dall’Ungheria all’Honduras, oggi l’Irlanda sta facendo entrare in vigore drastici tagli al settore pubblico e al welfare più di qualsiasi altro governo dell’Unione. Le ristrettezze che gli attoniti cittadini devono affrontare sono tali che perfino Brian Lenihan – il principale responsabile del nuovo corso – ha ammesso ufficialmente che gli altri europei sono “meravigliati dalla nostra capacità di incassare colpi”. Il ministro delle finanze, quasi vantandosi, ha poi aggiunto: “In Francia scoppierebbero disordini, se si cercasse di fare altrettanto”.

Dall’inizio della crisi nel 2008, Dublino ha già approvato tre budget “restrittivi e incisivi” che si calcola abbiano riguardato circa il 5 per cento del prodotto interno lordo nazionale. Una simile riduzione delle spese, che aggrava piuttosto che alleviare il rapido dissolvimento del settore privato, potrebbe arrivare a interessare un impressionante 15 per cento dell’economia irlandese, provocando la più significativa contrazione sperimentata in tempo di pace da una una nazione avanzata. Il tasso di disoccupazione è ormai fisso al 12,5 per cento e il numero di coloro che attingono ai sussidi (compresi i lavoratori part-time) supera ormai di molto i 400mila abitanti, su una popolazione complessiva di 4,5 milioni. È possibile che si tocchi il mezzo milione prima della fine della crisi e, se non fosse per gli irlandesi disposti a emigrare alla ricerca di un lavoro e per gli immigrati che se ne vanno, il loro numero sarebbe ancora più elevato.

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Pubblicato il 20 gennaio 2010 in Attualità, News     Argomenti: ,
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Un commento

  1. An Cat Dubh il

    Mi ricordo di come si vantavano con me, 7 o 8 anni fa, dicendomi che la loro economia era la più forte per la loro capacità di essere passati dall’agricoltura al terziario senza attraversare la fase industriale, di avere avuto un progresso pulito.
    E criticavano il nostro modo di vivere, troppo legato alla produzione di beni materiali…
    Ora non si vantano più tanto.

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