L’ultimo bardo d’Irlanda

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L’Ultimo Bardo errante d’IrlandaVogliamo segnalarvi l’uscita di questa interessante opera prima di Giuseppe Marino, L’Ultimo Bardo d’Irlanda, &MyBook.

Ambientato negli anni tra il 1735 e il 1738, in un’Irlanda insanguinata dalla pesante dominazione inglese e quindi dalla guerra di religione tra anglicani e cattolici, il racconto narra gli ultimi anni di vita di Turlough O’Carolan, mitico “bardo”, musicista itinerante, eccellente suonatore irlandese d’arpa celtica. Insieme al fidato Phelan, O’Carolan percorre la propria terra diretto a nord, la parte più settentrionale dell’isola, dove intende far vibrare le corde della sua arpa, a Malin Head nella Contea del Donegal, di fronte all’Oceano Atlantico.

Tra paesaggi suggestivi ed evocazioni di antiche storie e leggende, la narrazione coinvolge il lettore il quale dovrà confrontarsi con la sete di conoscenza, l’ansia continua di perfezione dell’artista, l’irrefrenabile desiderio di realizzare il suo sogno. Ed è probabile che lo stesso lettore si immedesimi nel protagonista. Si parla, infatti, di felicità e di sofferenza, elementi fondamentali nella vita di ognuno di noi: in fin dei conti cercare la felicità è come compiere un viaggio che può avere momenti intensi ed anche dolorosi. La felicità non è altro che l’inseguimento di un sogno, momento particolare, brevissimo, che quando si realizza ci rimette in moto per continuare nuovamente a cercarla. Un racconto avvincente ed emozionante.

   
Pubblicato il 29 settembre 2009 in Storici     Argomenti:
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15 Commenti

  1. costantina il

    Giuseppe, sono veramente contenta per te e per il tuo libro..è davvero fantastico come sta volando di sito in sito..ti auguro un futuro sempre così roseo come in questo momento! baci by costa86

  2. ambrogio il

    Giuseppe, sei grande…continua così e a presto con una tua prossima uscita sicuramente sempre più meravigliosa…ciao da ambro81

  3. The Irishman il

    Sembra molto interessante.

  4. Giuseppe Marino il

    Si è svolta venerdì 25 settembre 2009 a Lizzano, alla presenza dell’assessore provinciale di Taranto, Umberto Lanzo, con deleghe agli Affari Generali, Politiche Comunitarie, Spettacolo e Sport, la presentazione del libro L’Ultimo Bardo d’Irlanda dello scrittore lizzanese Giuseppe Marino. A relazionare sul romanzo la dott.sa Schirano Milena. Ecco il suo intervento.

    Buonasera e ben trovati a tutti.
    Desidero ringraziare Giuseppe per l’invito che mi ha rivolto a presentare il suo libro.
    Presentare un libro in poche parole è un compito molto arduo. Ho pensato a come potesse essere e ho preso una decisione. Credo che il libro vada letto, per cui dirò pochissimo. Ho deciso piuttosto di concentrarmi sui motivi per cui questo libro riveste per me una importanza particolare.
    Io non sono un critico letterario. Sono, come dico sempre, un’utente appassionata dei libri. Un libro è un viaggio emozionante. La bellezza di un libro è incomprensibile a chi non li ama, è usare la fantasia, è “leggere” la fantasia. Leggere significa entrare in un periodo, in un personaggio, è immedesimazione, svago, conforto, curiosità. Come d’altronde apprezzo ed ammiro chi scrive: scrivere fa ragionare con se stessi, facendo affrontare i propri fantasmi, scandagliare il proprio inconscio più recondito vero percorso di crescita individuale e personale. Per cui, sono non qui ad analizzare il libro nel suo contenuto, nella sua forma ma ad esprimere le sensazione che esso mi ha dato.

    Un libro non lo si può presentare senza dire alcune cose essenziali sull’autore, in questo caso Giuseppe Marino, che, oltre ad essere un mio concittadino, conosco da sempre: siamo stati compagni di scuola. Poi l’ho ritrovato nella sua veste di docente di religione, scrittore e cultore di filosofia. I suoi studi, maturità classica e studi teologici, si possono rinvenire nei suoi scritti: l’autore si è già cimentato nella scrittura pubblicando una raccolta di poesie, “L’eternità e due pugni di sabbia”, e pubblicazioni a carattere filosofico religioso incentrati sul dramma della ricerca di Dio, sulla scoperta della finitudine dell’uomo di fronte all’infinito e l’onnipotenza di Dio. Libri sulla ricerca, dell’Assoluto, dell’eterno. La Ricerca è lo stesso filo conduttore che ritroviamo nel libro “L’Ultimo bardo d’Irlanda”. Perché anche questo libro è un libro sulla RICERCA. Ricerca della felicità.

    Il racconto è ambientato negli anni tra il 1735 e il 1738, in un’Irlanda insanguinata dalla pesante dominazione inglese e quindi dalla guerra di religione tra anglicani e cattolici. Il periodo più travagliato della storia d’Irlanda. Gli inglesi erano riusciti ad ottenere il controllo dell’intera isola, facilitati dalla frammentazione dell’Irlanda in tanti piccoli regni, e ad imporre la loro religione protestante. Espropriarono le terre agli irlandesi per darle ai coloni inglesi e scozzesi che furono trapiantati sull’isola in numero considerevole. Con le Leggi Penali fu tolto agli isolani cattolici ogni diritto umano, civile e politico. Vi era fame, miseria e povertà ovunque.

    In questo contesto, si raccontano gli ultimi anni di vita di O’Carolan, l’ultimo BARDO d’Irlanda.

    Il termine “Bardo” è di origine celtica e si riferisce alla figura del musicista itinerante. I bardi erano cantori raminghi, giullari sì ma dotti, poiché narravano gesta e leggende di cose realmente accadute, ingigantendole. Il bardo era dunque un latore di notizie, il cui compito fondamentale era informare, raccontare cosa stesse succedendo in terre lontanissime e irraggiungibili per chi ascoltava.

    Il racconto narra gli ultimi anni di vita di O’Carolan, mitico “bardo”, musicista itinerante, eccellente suonatore irlandese d’arpa celtica. Vissuto realmente che, ammalatosi di vaiolo a diciotto anni, diventò completamente cieco. A 65 anni si sente vecchio, stanco. Stanco della situazione di non vedente, stanco di viaggiare per tutta l’isola, stanco di dare consigli ai politici, religiosi e nobili che l’ospitavano. Stanco di vedere la propria terra martoriata. Sente il bisogno estremo di restare con la propria anima e di realizzare il proprio sogno. Insieme al suo compagno di viaggio, il fidato Phelan, addolorato nel vedere il suo Maestro sprofondato in uno spaventoso ed assurdo silenzio, compie il suo ultimo viaggio percorrendo la propria terra. Non vi dirò che sogno è…

    Il racconto è un Viaggio nella storia di un popolo lontano storicamente e geograficamente, di unicità paesaggistica, naturalistica e ricchezza culturale. Tra paesaggi suggestivi tipici d’Irlanda con i suoi colori e i suoi profumi, spesso segnati da devastazioni di guerra, razzie e rappresaglie ed evocazioni di antiche storie e leggende, la narrazione è coinvolgente.

    La lettura è molto agevole è un libro che si legge tutto d’un fiato.

    E’ facile per il lettore immedesimarsi nel protagonista: dovrà confrontarsi con la sete di conoscenza, l’ansia continua di perfezione dell’artista, l’irrefrenabile desiderio di realizzare il suo sogno, di cercare la felicità. Sogno che porta inevitabilmente alla sofferenza: in fin dei conti cercare la felicità è come compiere un viaggio che può avere momenti intensi ed anche dolorosi.
    Ci fa riflettere sull’importanza del sogno. E’ giusto fare di tutto affinché si avverino? Il sogno ci proietta nel futuro e quindi non bisogna mai smettere di alimentarli. Pur rimanendo realistici. I sogni si inseguono anche da vecchi. Non bisogna mai stancarsi di inseguire i propri sogni. I sogni mostrano la cosa realizzata, quindi un possibile futuro. In questo senso li inseguiamo, perché se percorriamo la stessa strada che hanno percorso loro per arrivare lì, è possibile che ci arriviamo anche noi… Mi viene in mente una poesia di P. Neruda che recita “Lentamente muore chi… non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un sogno”.

    Colpisce particolarmente la figura dei Phelan. Commovente compagno di viaggio legato ad O’ Carolan da sincera amicizia, pur essendo più giovane di lui, di una trentina d’anni. Ama il suo Maestro, non vi sono segreti fra loro, pronto ad affrontare e combattere chissà quali ostacoli pur di far felice il suo amico. Ecco descritto un modo inedito di considerare il rapporto tra le generazioni. In questo senso, il rapporto tra le generazioni, è uno scambio, segnato da libertà e da rischio. Si scopre che vi sono diversi modi di vivere le diverse generazioni, oltre i legami di sangue, attraverso i legami di affinità, amicizia, fratellanza… le diverse generazioni, comunque definite, non sono da considerarsi come gruppi chiusi, ma come persone in relazione.

    Conclusioni. Che dire?
    Consiglio di leggere attentamente questo libro. Un piccolo libro dal quale trarre spunto per diverse riflessioni, un racconto avvincente ed emozionante.

  5. Erin il

    Splendido!!!!!! Entrerà presto nella mia libreira!!!!!!! ;)

  6. Kiara il

    ehhh ora ricominciano le news letterarie ;)

  7. The Crow il

    Sembra molto bello, lo leggerò prestissimo! grazie a Irlandando per la segnalazione! :)

  8. alessandra il

    stai riscuotendo il successo che meriti,il talento che hai è immenso…ti auguro di andare avanti per questa strada e do pubblicare altre opere sempre più belle.

  9. Salvatore Rizzo il

    E’ un libro di grande atmosfera,con descrizioni precise di luoghi,dialoghi,contenuti,e’ come toccare con mano i personaggi,i luoghi in cui si svolge la vita del racconto,un insieme di sensazioni e di emozioni audaci e struggenti,quindi un racconto molto avvolgente,che ti prende dalla prima all’ultima pagina di lettura.Complimenti all’autore,davvero bravo.

  10. Giuseppe Marino il

    Intervista a Giuseppe Marino

    Qui di seguito potete leggere l’Intervista a Giuseppe Marino. Ecco cosa ci dice di lui: Nato a Taranto il 5 settembre del 1974 vivo a Lizzano, città del vino, una splendida cittadina di poco più di diecimila abitanti, che si affaccia su una delle coste più affascinati del litorale salentino, ricco di profumi che si sprigionano dalla tipica macchia mediterranea. Dopo la maturità classica e un biennio di Filosofia mi trasferisco a Roma per intraprendere gli studi teologici. Conseguo dapprima il Baccalaureato in teologia presso la Pontificia Università Lateranense nel 1999 e la specializzazione in Teologia Fondamentale presso la Pontificia Università Gregoriana nel 2002. Docente di scuola primaria, sono appassionato del mondo dell’arte in ogni sua manifestazione artistica: dalla musica alla danza, dalla pittura alla scultura, danza, mimo, poesia. Questa propensione verso l’arte ha fatto nascere in me il desiderio di organizzare manifestazioni culturali in cui la musica, il canto e la pittura coinvolgono il pubblico in un afflato sempre più crescente di voci e di suoni. Ho già dato in passato alcune miei manoscritti alla stampa: nel 2004 la raccolta di poesie “L’eternità e due pugni di sabbia”; nel 2005 il saggio filosofico-teologico “L’irruzione dell’eterno nel tempo. Il tempo dell’attrazione dell’amore” e nel 2007 il saggio teologico “Il roveto ardente e il ramo di mandorlo. La rivelazione del nome di Dio”. Con & MyBook ho pubblicato L’Ultimo Bardo d’Irlanda.
    Per cominciare parlaci di te come Scrittore. Come e quando nasce in te l’esigenza di scrivere e cosa rappresenta per te la Scrittura?

    La scrittura nasce dal bisogno di esprimere se stessi, di dare voce ai sentimenti dell’animo umano, di fissare nel tempo, attraveso dei segni, il linguaggio umano, cercando di imprigionare per sempre una determinata emozione, una precisa impressione, una logorante inquietudine, una eccitante trepidazione, un turbamento, un bacio non dato, una carezza attesa, uno spiraglio, una speranza, una certezza. Questa esigenza di mettere, come si suol dire, nero su bianco nasce tra i banchi della scuola, quando, liceale, venivo a conoscenza, inculcate con ogni generosità dai miei maestri, le particolarissime esperienze degli antichi scrittori, siano essi greci, latini ed italiani, oltre che, in minima parte, stranieri. Da quì la voglia e il coraggio di misurarmi. Sostantivi, aggettivi, allocuzioni, simbologie, interrogative dirette e indirette, parafrasi, accenti, figure retoriche diffuse sono tutti stilemi attinti da un bagaglio culturale che si radica nella classicità dei miei studi. La scrittura è catarsi, è purificazione, è elevazione. A questo proposito voglio citare alcuni versi di una mia poesia, il cui titolo è Invocazione:
    Genialità di arte creativa
    Intuizione profonda
    Umile e universale e cosmica
    Silenzio rivelatore del Paradiso
    Equilibrio di affetti e di effetti di poi
    Presenza indicibile di carezze
    Perenne soffio di vita e amore
    Eterna profusione
    Trasporto a tutto abbracciare
    Incendio di quiete e d’attrazione
    Onda in movimento verso sponde ignote
    Nascosta centralità del cuore.
    Scrivere per me è tutto questo.

    Ora passiamo al Libro che hai pubblicato con & MyBook; parlaci di quest’Opera dettagliatamente e, se vuoi, regalaci qualche aneddoto interessante che riguarda la sua stesura e la sua pubblicazione.

    L’Ultimo Bardo d’Irlanda è un romanzo-racconto basato sulla vita del più grande compositore e musicista irlandese Turlough O’Carolan. Il racconto è ambientato negli anni tra il 1735 e il 1738, in un’Irlanda insanguinata dalla pesante dominazione inglese e quindi dalla guerra di religione tra anglicani e cattolici. Il periodo più travagliato della storia d’Irlanda. Gli inglesi erano riusciti ad ottenere il controllo dell’intera isola, facilitati dalla frammentazione dell’Irlanda in tanti piccoli regni, e ad imporre la loro religione protestante. Espropriarono le terre agli irlandesi per darle ai coloni inglesi e scozzesi che furono trapiantati sull’isola in numero considerevole. Con le Leggi Penali fu tolto agli isolani cattolici ogni diritto umano, civile e politico. Vi era fame, miseria e povertà ovunque. In questo contesto, si raccontano gli ultimi anni di vita di O’Carolan, l’ultimo BARDO d’Irlanda.

    Il termine “Bardo” è di origine celtica e si riferisce alla figura del musicista itinerante. I bardi erano cantori raminghi, giullari sì ma dotti, poiché narravano gesta e leggende di cose realmente accadute, ingigantendole. Il bardo era dunque un latore di notizie, il cui compito fondamentale era informare, raccontare cosa stesse succedendo in terre lontanissime e irraggiungibili per chi ascoltava.

    Il racconto narra gli ultimi anni di vita di O’Carolan, mitico “bardo”, musicista itinerante, eccellente suonatore irlandese d’arpa celtica. Vissuto realmente che, ammalatosi di vaiolo a diciotto anni, diventò completamente cieco. A 65 anni si sente vecchio, stanco. Stanco della situazione di non vedente, stanco di viaggiare per tutta l’isola, stanco di dare consigli ai politici, religiosi e nobili che l’ospitavano. Stanco di vedere la propria terra martoriata. Sente il bisogno estremo di restare con la propria anima e di realizzare il proprio sogno. Insieme al suo compagno di viaggio, il fidato Phelan, addolorato nel vedere il suo Maestro sprofondato in uno spaventoso ed assurdo silenzio, compie il suo ultimo viaggio percorrendo la propria terra.

    Il racconto è un Viaggio nella storia di un popolo lontano storicamente e geograficamente, di unicità paesaggistica, naturalistica e ricchezza culturale. Tra paesaggi suggestivi tipici d’Irlanda con i suoi colori e i suoi profumi, spesso segnati da devastazioni di guerra, razzie e rappresaglie ed evocazioni di antiche storie e leggende, la narrazione è coinvolgente.

    La lettura è molto agevole è un libro che si legge tutto d’un fiato.

    E’ facile per il lettore immedesimarsi nel protagonista: dovrà confrontarsi con la sete di conoscenza, l’ansia continua di perfezione dell’artista, l’irrefrenabile desiderio di realizzare il suo sogno, di cercare la felicità. Sogno che porta inevitabilmente alla sofferenza: in fin dei conti cercare la felicità è come compiere un viaggio che può avere momenti intensi ed anche dolorosi.

    Ci fa riflettere sull’importanza del sogno. E’ giusto fare di tutto affinché si avverino? Il sogno ci proietta nel futuro e quindi non bisogna mai smettere di alimentarli. Pur rimanendo realistici. I sogni si inseguono anche da vecchi. Non bisogna mai stancarsi di inseguire i propri sogni. I sogni mostrano la cosa realizzata, quindi un possibile futuro. In questo senso li inseguiamo, perché se percorriamo la stessa strada che hanno percorso loro per arrivare lì, è possibile che ci arriviamo anche noi… Mi viene in mente una poesia di P. Neruda che recita “Lentamente muore chi… non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un sogno”.

    Colpisce particolarmente la figura di Phelan. Commovente compagno di viaggio legato ad O’ Carolan da sincera amicizia, pur essendo più giovane di lui, di una trentina d’anni. Ama il suo Maestro, non vi sono segreti fra loro, pronto ad affrontare e combattere chissà quali ostacoli pur di far felice il suo amico.

    Il racconto è stato completamente scritto ascoltando le musiche composte da Turlough O’Carolan.

    Finora il tuo Libro, a sentire coloro che lo hanno già letto e che ti hanno regalato le proprie impressioni, ti ha dato delle soddisfazioni? Oppure i vari commenti ti stanno spingendo a migliorarlo ulteriormente?

    Questo piccolo progetto mi sta regalando molte soddisfazioni. Il racconto, anche se piccolo, piace e sta coinvolgendo i miei lettori che ogni giorno aumentano sempre di più. Ho già presentato il libro in alcuni paesi della provincia di Taranto, come Torricella, San Marzano di S. G., Lizzano, Talsano. Sto realizzando la mia piccola tournè. Molte altre cittadine aspettano “l’ultimo bardo de L’Ultimo Bardo d’Irlanda”

    Per concludere: considerato che hai pubblicato con un Book on demand, puoi darci le tue impressioni in proposito? Quali sono, in pratica, gli aspetti positivi e, al contrario, gli aspetti che cambieresti per rendere migliore il servizio? Parlacene facendo, se puoi, un confronto con i classici editori “a contributo” (se hai avuto qualche esperienza con essi ovviamente, e senza fare nomi).

    Non ho mai pubblicato con una casa editrice “a contributo”. Ho solo stampato copie delle mie precedenti “pubblicazioni” in tipografie: e questo, penso, sia un altro discorso. Questo servizio lo trovo comodo e agevole. Mi piacerebbe, se ciò fosse possibile, che la casa editrice organizzasse anche delle presentazioni o degli incontri con l’autore.

    E con questo abbiamo terminato la nostra Intervista a Giuseppe Marino, che ringraziamo. Vi ricordiamo che, se volete acquistare il suo Libro, potete cliccare qui.

  11. patty il

    Per pura curiosità ho digitato sul motore di ricerca il titolo di questo libro, che ovviamente ho letto con molto piacere e gusto, e sono molto felice che esso sia stato ben pubblicizzato e che stia ricevendo dei riscontri positivi. Li meriti tutti carissimo Giuseppe, così come meriteresti una vetrina molto più ampia. Forse ti starai chiedendo quale? IO una proposta ce l’avrei!

  12. Giuseppe Marino il

    Lo scrittore Giuseppe Marino incontrerà gli alunni dell’Istituto Comprensivo Shkanderberg di Faggiano(TA) per presentare il suo romanzo L’Ultimo Bardo d’Irlanda. L’appuntamento è previsto per mercoledì 28 ottobre 2009 alle ore 11,00 presso l’Aula Magna alla presenza del Dirigente Scolastico.

  13. Giuseppe il

    Relazione della dott.sa Francesca Paola Simon durante la presentazione del libro a Faggiano (TA) il 28 ottobre 2009.

    Testo linguisticamente semplice e lineare, che predilige una struttura paratattica delle proposizioni, quindi di gustosa leggibilità, “L’ultimo bardo d’Irlanda” è la narrazione di un personaggio divenuto leggenda, vissuto nell’Irlanda del XVIII secolo: Turlough O’Carolan.
    Il racconto è inserito in un preciso quadro storico che fa costante riferimento all’annosa contrapposizione culturale e, soprattutto, religiosa tra irlandesi e inglesi, tra cattolici e anglicani, e alla guerra che ne derivò: l’autore descrive nel capitolo VIII l’attacco degli inglesi, rappresentandone l’orrore e lo sfacelo attraverso una sapiente “Guernica” di parole che dipingono e rendono vivida ogni immagine di morte e devastazione.
    Il protagonista è un musicista, cieco sin dall’età di 18 anni, ma dotato di una rara sensibilità che riesce a esprimere attraverso la sua arte: la musica.
    Per mezzo della sua arpa, “l’ultimo bardo” riesce ad affascinare (nella piena accezione del termine da cui il verbo deriva: “fascinazione”) chiunque gli presti ascolto, proprio come faceva il mitico Orfeo con la sua preziosa cetra. E qui si intravede l’omaggio che l’autore fa alla forza prorompente del linguaggio musicale, che si fa linguaggio universale dell’esperienza dello spirito umano.
    La biografia di Turlough O’ Carolan viene inserita all’interno di un’invenzione letteraria, che sfrutta maturamente il topos del viaggio: viaggio come pellegrinaggio all’interno di una regione, viaggio come metafora di introspezione, come recherche, come aspirazione al compimento della felicità esistenziale.
    Si tratta, pertanto di un racconto verisimile, che –per dirla alla maniera del grande Manzoni- ha il vero per oggetto (la biografia del musicista), l’utile per scopo (il messaggio finale, l’insegnamento al lettore), l’interessante per mezzo (l’invenzione letteraria).
    Non pochi sono i rimandi alla tradizione letteraria:
    • Il bardo è cieco, proprio come il mitico Omero: ma proprio tale stato di privazione, di menomazione fisica rende possibile il miracolo di “vedere” nel buio, di cercare la luce e di intravederla attraverso la sensibilità artistica.
    • Il bardo compie, attraverso il suo canto, un’azione “fascinatrice”, seducente, come il divino Orfeo della mitica regione arcadica.
    • L’amicizia, il profondo e indissolubile legame tra O’Carolan e il suo fedele amico Phelàn rimandano al rapporto tra Don Chisciotte e Sancho Panza nel romanzo di Cervantes; ma si possono ritrovare anche Virgilio e Dante della Divina Commedia, ossia il rapporto tra il maestro, la guida e l’allievo che deve pervenire alla conoscenza.
    Si può, così, intravedere il saggio proposito rinascimentale dell”imitatio in inventione”, che carica il testo di forti insegnamenti provenienti dai grandi personaggi e dalle grandi opere del passato e, contestualmente, di originalità inventiva propria dell’autore.
    Infine, si consiglia la lettura dell’opera anche ai più giovani, perché il libro è portatore di grandi valori:
    • La contrapposizione tra le devastazioni causate dalla guerra e il bisogno di realizzare i sogni nonostante le avversità;
    • La profondità dei legami affettivi, e in particolare dell’amicizia;
    • L’aspirazione al raggiungimento di un sogno attraverso l’arte;
    • La spasmodica ricerca di perfettibilità, che spinge l’uomo a valicare i confini dei propri limiti, al fine di esprimere se stesso nel migliore dei modi possibili.
    Sta proprio in quest’ultimo punto la forza di questo racconto: ricordare ai nostri giovani -intorpiditi da un consumismo che tutto annienta, soprattutto i sogni e la fantasia- che l’essenza della vita sta proprio nella forza della ricerca, nella spinta a cercare un volo, nello sforzo di vedere realizzato un progetto di vita. E tante volte sono proprio le difficoltà, gli sforzi, le attese a rendere più bella la vita e più desiderabile il raggiungimento di un traguardo.
    “ Dopo pochi giorni, agonizzante sul letto di morte, Carolan chiese la sua arpa. […] La musica che usciva fuori dalle corde dell’arpa riempirono la casa e il cuore di chi ascoltava, per sempre. […] Addio al suo inseparabile ed amato amico Phelan che lo aveva accompagnato nel pellegrinaggio della sua vita, sempre alla ricerca della felicità e della serenità interiore e di quella maledetta corda che non vibrava mai come avrebbe voluto. Ma quella corda adesso suonava e vibrava come il suo cuore aveva sempre desiderato. E pianse commosso”.

  14. Giuseppe il

    Questa sera alle ore 19,30 presso La Libreria del Corso a Talsano (TA) ci sarà una nuova presentazione del libro. Al termine ai presenti saranno offerti birra irlandese e dolcetti tipici.

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