Intervista a John Banville
John Banville sta per tornare con un nuovo romanzo, The Silver Swan, che uscirà a settembre da Guanda con il titolo Un favore personale.
In occasione di questa notizia Lo scrittore irlandese ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera (Alexis Soloski) che vi riportiamo qui! ![]()
D. Com’è arrivare a vincere il Booker Prize dopo una così lunga carriera di scrittore?
R. Il Booker Prize è ancora incredibilmente importante: un libro come Il mare, che nell’edizione rilegata avrebbe venduto 5-6.000 copie, ne ha vendute quasi 1oo.ooo. Naturalmente questo non va considerato una misura del valore della propria opera. Se ci fossero stati cinque giudici diversi ci sarebbero stati sei libri diversi nell’elenco dei finalisti. Ma è stata una grossa soddisfazione averlo vinto. E una grande sorpresa. Molto divertente. Ho detto cose che hanno molto infastidito il mondo letterario londinese, ho detto che ero contento cli vedere che una volta tanto il Booker era stato assegnato a un’opera d’arte.
D. A un’opera d’arte invece che a un’opera commerciale?
R. Sì, il Booker Prize e i premi letterari in genere, sono destinati a opere per il grande pubblico, non particolarmente sofisticate, ed è giusto così. Il Booker Prize è un premio per mantenere vivo nella gente l’interesse per la narrativa, per far comprare libri. Se tutti gli anni lo dessero a libri come il mio, morirebbe rapidamente. Perciò è meglio che vada ai grandi libri di nomi famosi che producono forti vendite.
D. L’ha stupita aver vinto il premio con Il mare e non con La spiegazione dei fatti (tra i finalisti nel 1989)?
R. Vero, il premio avrebbe dovuto vincerlo La spiegazione dei fatti o L’intoccabile (1997). Quello, era proprio un libro da Booker. Ma non è nemmeno entrato nella rosa dei finalisti.
D. Quando ha deciso di adottare uno pseudonimo?
R. Sapevo fin dall’inizio che avrei usato uno pseudonimo, ma dichiarato: non mi sarei nascosto dietro di esso. Volevo semplicemente che il lettore sapesse che c’era una differenza tra John Banville e Benjamin Black, che non era un elaborato divertimento letterario postmodernista.
D. Perchè ha scelto Benjamin Black?
R. I miei primi libri, che fortunatamente nessuno legge più, avevano un personaggio che si chiamava Benjamin White. Il mio editore, però, ha preferito Black…suona meglio e si trova all’inizio negli elenchi dei librai. Comunque mi diverto molto a essere Benjamin Black, ma lo dovrò scontare. Sono irlandese e queste cose ci fanno sentire in colpa.
D. In un saggio sul suo metodo di lavoro ha detto che inizia con una forma, una struttura. Vale anche per i romanzi di Benjamin Black? Sembra che comincino stabilendo un’atmosfera.
R. Sì, ha ragione, cominciano con un’atmosfera, una sensazione di tempo e di luogo. Un libro di John Banville comincia nella mia testa con una sorta di tensione, che poi decifro, attribuendole dei personaggi e una trama. Ma questi libri nascono da un’atmosfera, come ha detto lei. Devo ricordarmene, è una giusta osservazione.
D. Ha dichiarato di avere ben poco interesse per personaggi, trama, motivazioni, comportamenti, politica, morale, o problemi sociali…
R. John Banville non ne ha.
D. Ma Benjamin Black sì?
R. Esatto.
D. Scrivendo come Benjamin Black lei affronta quindi temi e questioni che non l’avrebbero interessata prima, scrive molto più velocemente. Ci sono altri vantaggi?
R. Beh, guardando a ritroso, ho capito che diventare Benjamin Black non era quel jeu d’esprit che vedevo all’inizio. Era un gioco divertente, ma capisco anche che John Banville aveva bisogno di un cambiamento; aveva bisogno di qualcosa che lo spingesse ad abbandonare il racconto in prima persona. Dove è sempre notte ha costituito la vera transizione. Il nuovo libro che sto scrivendo, libro di John Banville, è per lo più scritto in terza persona ed è molto diverso dai precedenti. Una sorta di commedia erotica agrodolce. Sarà ambientato in una casa in campagna nel Midsummer’S Day (24 giugno). L’unica voce che parla in prima persona è il dio Hermes. Quando il mio editore l’ha saputo ha detto:”Bene, John, un altro libro che piacerà al pubblico”.
John Banville sarà a Firenze sabato 17 maggio in occasione del Premio internazionale Vallombrosa Gregor von Rezzori. Nella sala Luca Giordano di Palazzo Medici Riccardi (ore 17) Banville terrà una lectio magistralis.





















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