Intervista a Joseph O’Connor
Incontriamo Joseph O’Connor a Milano, in occasione del giro promozionale per l’uscita del suo nuovo romanzo, La moglie del generale (Ed. Guanda). Occhi di un azzurro intenso, capelli brizzolati, un sorriso accogliente… Ci fa sentire subito a nostro agio, con un fare morbido e affabile. Ha voglia di parlare, si capisce subito, dal tono della voce e dalla serena disponibilità con cui ci riceve, nonostante sia stata sicuramente una lunga giornata di interviste e di appuntamenti. E a noi non sembra quasi vero: l’autore di Stella del Mare, splendido romanzo di emigranti irlandesi e di destini intrecciati, è qui davanti a noi!
Irlandando: Il suo nuovo romanzo è ambientato in terra americana, là dove era approdata Stella del Mare. Possiamo considerarlo un seguito vero e proprio?
Joseph O’Connor: La risposta è si, nel senso che è da considerarsi un seguito perché risponde a tante delle domande che erano rimaste incompiute alla fine di Stella del mare. Per esempio, c’erano Pius Mulvey e Mary Duane, due persone che scompaiono a ridosso dell’arrivo in America. In questo romanzo si scopre che hanno avuto una figlia che diventa l’eroina del libro, creando un legame fra questi due volumi. Ma pur essendo connessi, non è necessario aver letto il primo.
I: Abbiamo avuto notizie che entrambi i romanzi fanno parte di una trilogia…
O: Quando ho iniziato a scrivere Stella del Mare, sapevo che sarebbe stato il primo romanzo di una trilogia. L’idea è che alla fine dei tre libri, una volta che si saranno letti tutti, ci siano dei rimandi l’uno all’altro, delle critiche, dei commenti e si abbia un quadro complessivo della storia. Avevo sperato, all’inizio, che queste opere potessero essere proposte rilegate insieme, ma i primi due volumi sono così spessi che non era proprio possibile! Diciamo che se non sono proprio fratelli… sono sicuramente cugini!
I: Come in Stella del Mare, lei tratteggia un’umanità variegata, schiavi e presidenti, banditi e sceriffi, indiani e illetterati, poveri e ricchi, ognuno con la sua storia, in una titanica lotta contro il dispiegarsi degli eventi e la voglia di riscatto…è questo il significato della parola Redemption?
O: È assolutamente imperativo, obbligatorio credere nel cambiamento, anche se è molto difficile… Sicuramente, superata una certa età, è più complicato credere nella possibilità di modificare il corso delle cose. E anche i miei personaggi vivono con una domanda che serpeggia in tutto il libro: “È possibile diventare una persona migliore?”. Per quanto riguarda O’Keaffe, ha praticamente sprecato la sua vita, tutte le cose in cui ha creduto si sono rivelate false e se potesse tornerebbe volentieri indietro a un momento preciso della sua giovinezza. Quindi è fondamentale credere nel cambiamento: se così non fosse, l’unica strada percorribile sarebbe quella del suicidio.
I: Quindi Lei crede nella redenzione e nella possibilità di cambiare il corso degli eventi?
O: Noi dobbiamo credere che possiamo diventare persone migliori e che possiamo imparare dagli errori commessi, altrimenti il mondo non potrebbe che peggiorare. Sia io che i miei personaggi ci crediamo! Inoltre, anche se a volte può essere difficile crederlo, io sono fermamente convinto che il mondo stia migliorando: nonostante ci siano momenti duri, io, per la maggior parte del tempo, rimango fortemente ottimista. Infatti c’è stato un momento della storia in cui noi tutti pensavamo che la schiavitù fosse un’istituzione positiva, che non ci fosse niente di strano a possedere altre persone come se fossero delle merci. Invece adesso pensiamo che non sia giusto, che non sia lecito che alcune persone non abbiano diritto di voto. Diciamo che c’è una specie di dovere, di obbligo morale ad essere ottimisti! Basti pensare che in Irlanda del nord dieci anni fa, non si riteneva possibile che ci potesse essere la pace e invece oggi succede che lo Sinn Fein è salito al potere con Ian Paisley e tutti questi sviluppi sarebbero sembrati addirittura folli anche solo cinque anni fa: si pensava che questo problema fosse destinato a non avere soluzione. Invece, oggi l’Irlanda del nord è un paese pacifico, non ci sono soldati per le strade, l’unico interesse dei nordirlandesi è quello di comprarsi un’auto nuova o di andare nei ristoranti alla moda, Ian Paisley inaugura allegramente gli edifici pubblici, insieme a Gerry Adams e insieme all’ex comandante di stato maggiore.
I: L’America è stata oggetto di emigrazione per i suoi connazionali, per necessità o per idealizzazione…anche l’Irlanda, negli ultimi anni, è diventata in vero e proprio “luogo del desiderio”… cosa pensa di questa mitizzazione della sua terra? Cosa cercano tanti europei nella verde Irlanda? Secondo lei è una questione di cultura popolare, di tradizioni, di ambiente?
O: La mia teoria è che coloro che vengono in Irlanda siano alla ricerca di un’autenticità che ritengono che noi possediamo, quasi come se l’Irlanda fosse una specie di “fabbrica dell’autenticità”, che ci siano valori più tradizionali, più saggi, più spirituali, in particolare insiti nella campagna irlandese, rispetto a quelli che sono in vigore nelle grandi metropoli. Ma non è vero. La campagna irlandese è cambiata tantissimo. È uscito cinque anni fa un libro di un editore mio amico Dermot Bolger e in questo libro The Picador Book of Contemporary Irish Fiction, c’è un’immagine significativa: un vecchietto con alle spalle un cottage nella campagna del Connemara e sul tetto del cottage c’è la parabola satellitare. Questa è la vera realtà in Irlanda: i cittadini europei, invece, pensano che noi siamo, per così dire, ancora alla vecchia maniera e spero che non rimangano delusi quando vengono a trovarci. Per quanto riguarda gli emigranti che si trasferiscono da noi per motivi sociali ed economici, io ritengo che questo sia un bene per il mio paese e che lo arricchisca: insomma, più siamo meglio è!
I: Tramite il nostro sito, Irlandando, e ascoltando i nostri utenti, abbiamo compreso come molti studenti europei coltivino un vero e proprio mito per l’Irlanda e per quello che rappresenta: musica, letteratura, cultura, tradizioni. Sono sempre di più coloro che la visitano e cresce anche il numero di chi vi si trasferisce in modo più o meno permanente. Voi irlandesi siete coscienti di quello che la vostra terra rappresenta per la cultura europea e per gli italiani, che vedono l’Irlanda come un “luogo del desiderio” dove studiare, lavorare, vivere? Quanto c’è di vero nell’immagine che circola fra i giovani europei e italiani e quanto invece l’Irlanda sta cambiando e di sta trasformando?
O: Si, sicuramente se ne rendono conto. D’altra parte Dublino è diventata una vera e propria città europea negli ultimi quindici anni e nelle strade si vedono cittadini italiani, spagnoli, francesi, provenienti da tutta Europa, una meta di emigrazione proprio per i motivi che indicavate ora voi, per la cultura e per la musica irlandese. Però ci siamo resi conto che negli ultimi vent’anni, l’Irlanda ha subito un cambiamento straordinario, è emersa dell’era oscura e medievale in cui si trovava a vivere e quindi i narratori, i musicisti e tutti gli operatori di cultura che si trovano a lavorare in Irlanda hanno avuto, in certo senso, una rilevanza universale. Basti pensare a Roddy Doyle, che scrive di un posto sperduto in Europa occidentale, Dublino, e viene letto e tradotto in tutto il mondo e vengono perfino tratti film dai suoi romanzi. Si sente quindi una sorta di forza vitale, di nuova fiducia che traspare e che piace molto. Noi ci rendiamo perfettamente conto di questi cambiamenti, le nostre strade sono piene di stranieri, noi siamo solo felici di averli e anzi, dovrebbero venirne di più.
I: Come dicevamo molti italiani amano l’Irlanda, ma che lei sappia, come è visto il nostro paese in Irlanda? Quale è l’idea comune dell’Italia tra gli irlandesi? Spero non sia la classica immagine spaghetti e mandolino… oppure si?
O: No, noi abbiamo un’immagine molto più preoccupante: il fatto è che voi siete dei bravissimi giocatori di calcio! E ancora ci ricordiamo, e celebriamo, la vittoria contro l’Italia ai campionati mondiali del 1992 quando a New York siamo riusciti a sconfiggervi. Però siamo seriamente preoccupati per il prossimo girone di qualificazione ai Mondiali e speriamo che voi non dimentichiate quello che è successo a New York! Comunque in generale l’Irlanda è talmente un paese oggetto di stereotipi, che per reazione noi irlandesi non crediamo a questo tipo di generalizzazioni e quindi non pensiamo che voi siate una terra di mangiatori di spaghetti, di adoratori della mafia o di seguaci dell’opera. Non so quale immagine abbiano gli irlandesi dell’Italia, sicuramente cultura e politica italiane sono stimolanti, ma in generale noi cerchiamo di non cadere in facili stereotipi. Ovviamente pensiamo che sia interessante un paese molto cattolico e dominato dalla corruzione proprio perché anche noi siamo un paese molto cattolico e dominato dalla corruzione! E quindi molto spesso noi irlandesi diciamo che siamo come gli italiani, cioè l’Irlanda è come l’Italia…ma senza il sole! Gli irlandesi si sentono sempre a casa quando vengono in Italia! Rispetto a molti politici che abbiamo avuto noi, Berlusconi sembra quasi innocente, potrebbe eletto tranquillamente nel nostro paese!
I: Lei ha molti fedeli lettori all’interno della nostra community, vuole mandare un saluto ai numerosi fans di Irlandando?
O: Voglio dire ai miei fan, ai miei fan del vostro sito che sono estremamente riconoscente e che li ringrazio per il loro sostegno. Uno scrittore conduce gran parte della propria vita chiuso in una stanza da solo e non sa assolutamente se gli altri leggeranno mai i suoi romanzi, tanto meno sua nonna, quindi quando un romanzo viene pubblicato nel proprio paese già sembra fantastico, ma il fatto di averlo pubblicato qui, in Italia, e in altri paesi, è fenomenale. Noi scrittori lavoriamo per avere un pubblico, quindi non può essere che bello sapere che le cose in Italia vadano così bene. Grazie a tutti!
Dopo il rito dell’autografo con dedica sui nostri libri, O’Connor ci concede l’onore di una foto tutti insieme e ci invita a contattarlo per bere una pinta di Guinness insieme alla prossima trasferta a Dublino… Credo che non mancheremo!
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Intervista a cura di Luca Cucchiella e Chiara Zorzenon





















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Grazie per questo splendido regalo, ragazzi!!! Joseph O’Connor è un grandissimo, e voi siete i number 1!!!!:)))))))))
Ho letto, oltre ad altre oper di O’Connor, anche Stella del Mare mentre ero in ferie, estate 2005. Un libro travolgente, pensando proprio alla veridicità dell’emigrazione degli irlandesi in America. E poi una capacità descrittiva dei personaggi molto elevata: si è all’interno di quella nave, indubbiamente!
Ma bravi ragazzi! Bellissima intervista, mi avete fatto venire voglia di leggere il libro
Grande Joseph!
Non vedo l’ora di leggere il romanzo…
intervista ben fatta !
…mmm… vero che ci hanno sconfitto ai mondiali, ma era il 1994 non il 1992
si vero, ma abbiamo riportato fedelmente quello che ha detto

ha toppato lui!!!!
…sarà stata la Guinness