Speciale trasferirsi in Irlanda parte II

Tramite l’esperienza di Bernd Faas stiamo cercando di capire quali domande ci si dovrebbe porre per ponderare in maniera completa la decisione di trasferirsi a lavorare all’estero e soprattutto in Irlanda.

I tempi del mio progetto
Sono ragionevolmente e realisticamente calcolati?

Il rapporto tra tempi e progetti genera spesso delusione e frustrazione, perché non si dispone di un quadro realistico dei tempi necessari per riuscire nell’impresa che ci si è prefissa. Trovare un lavoro qualsiasi in un paese con un basso tasso di disoccupazione è abbastanza facile. Ma trovare esattamente quel lavoro, che è la continuazione di quello in patria, richiede numerose verifiche, cioè tempo.

Sono in grado di sostenere
…economicamente un eventuale periodo iniziale senza lavoro?

Nella maggiore parte dei casi ci si deve recare sul posto per cercare il lavoro. Di conseguenza servono dei soldi per finanziare il periodo senza lavoro. A seconda della professione ci vogliono anche tre mesi prima di iniziare. E il primo stipendio arriva ancora un mese più tardi. Ma alloggio, trasporto e vitto devono essere pagati.

Accetto di rinunciare
. . . ad abitudini, amici e comodità, perché nel Paese dove vado sono diversi oppure non ci sono proprio?

Ognuno deve prepararsi a vivere, almeno all’inizio, in situazioni modeste e a rinunciare a molte comodità. A questo punto si deve essere pronti a resistere, si deve avere fiducia in se stessi e nella possibilità di un miglioramento mediante il proprio impegno. Adattarsi a situazioni nuove con spirito positivo permette di sfruttare questi momenti per la propria maturazione.

Possiedo informazioni
. . . contatti, e strumenti idonei a trovare l’impiego desiderato oppure preferisco andare sul posto per esplorare il terreno personalmente?

Il posto di lavoro all’estero non cade dal cielo. Deve essere conquistato con più fatica e impegno di quelli necessari a trovarlo in patria. Per aver successo devo fare una ricerca a 360 gradi coinvolgendo agenzie, persone che conoscono il paese, siti Internet, ecc. Oltre il 50% dei posti si trovano perché si conosce qualcuno che conosce qualcuno . . . Migliore è la preparazione, più velocemente avviene l’inserimento: non solo partendo da casa con un contratto, ma anche cercando direttamente sul posto.

Solo se le risposte confermano, senza dubbi, capacità e forte motivazione a partire, allora si può iniziare la vera e propria ricerca del lavoro.

Innanzitutto, quando ci si candida all’estero, bisogna essere coscienti che la disoccupazione esiste anche lì. Se la media europea del tasso di disoccupazione, per esempio, è del 7% circa, questo vuol dire che ci sono Paesi che ne hanno il 4%, ma anche altri che ne hanno il 13%. Di conseguenza, se in un paese l’inserimento nel mercato del lavoro funziona abbastanza facilmente, in un altro diventa veramente difficile.

Inoltre è da tener presente che si parte sempre da una posizione svantaggiata, come è quella di uno straniero. È indispensabile essere molto convincenti nella propria presentazione e poi nel colloquio. Si deve dimostrare di avere non solo tutto quello che ha un candidato del posto circa formazione e qualifiche, ma addirittura una marcia in più. Solo così si è in grado di superare la concorrenza spietata.

Cercare lavoro all’estero implica la disponibilità ad accollarsi spese, anche consistenti, per preparare la candidatura e per sostenere il colloquio sul posto (viaggio, alloggio, vitto). È indispensabile considerare tutti questi aspetti – e anche quelli burocratici come la carta di soggiorno e l’assistenza sanitaria e pensionistica – ed armarsi di grande capacità di resistenza e spirito di adattamento.

Concepire un curriculum vitae ed impaginarlo secondo gli standard del Paese di destinazione sono abilità imprescindibili per la riuscita della domanda. Allo stesso modo non va sottovalutata l’abilità di gestire il colloquio di lavoro, che richiede un giusto dosaggio di reazione alle domande e di azione mediante proprie domande e proposte.

In conclusione, possiamo dire che fondamentale fare estrema e sincera chiarezza su quello che si desidera, ci si aspetta e si immagina da questo tipo di esperienza, per sviluppare una visione realistica di ciò che ci attende e per applicare un approccio mirato ai nostri obiettivi.

Pubblicato il 6 marzo 2009 in News, Vivere in Irlanda     Argomenti: , ,