Viaggio nella Dublino più noir, Dove è sempre notte

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“La notte si stava avvicinando mentre Quirke risaliva Raglan Road. Attorno ai lampioni stradali c’erano degli aloni di nebbia, dai camini posti molto al di sopra di lui il fumo rotolava giù, facendogli sentire sulle labbra un aspro gusto di polvere di carbone”

Dove è sempre notteUna Dublino anni ’50 fumosa, bagnata, illuminata da fiochi lampioni in notti buie e pericolose. Una Dublino lacerata fra una classe borghese ricca, svogliata, annoiata e profondamente marchiata da colpe, invidie, rimpianti e rimorsi, incapace di amare e incapace di vivere a pieno, stretta fra le ipocrisie dell’etichetta sociale e della buona educazione, ma che nello stesso tempo sguazza nel torbido e si macchia le mani inguantate nei bassifondi che tanto disprezza.

E una Dublino sull’orlo della povertà, che annega nella birra e nel whisky i problemi, che rimane un sottofondo inesplorato, appena toccato, ma che fa sentire la sua presenza, che ricorda ai ricchi che lanciano falsi sorrisi di non essersi dimenticata di loro. E’ in mezzo a quest’ultima che preferisce nuotare Quirke, è da lì che proviene, nonostante la prestigiosa carriera di anatomopatologo.

Un medico atipico, grande, enorme come una montagna, che beve come una spugna, che fuma senza ritegno, che si addormenta con la sigaretta fra le labbra in mezzo ai tavoli dell’obitorio dopo una sbronza colossale, che pesta e si fa pestare da scagnozzi dei bassi fondi, che seduce le infermiere: parla poco Quirke, ma scruta e osserva da dietro il suo bavero che sbatte nel vento freddo della capitale irlandese. E’ un uomo forte e immenso, a sua volta lacerato da una vita segnata da sofferenze e rimpianti con i quali la sua coscienza non ha mai fatto pace. Silenzioso, possente, capace di far girare la testa alle donne. Ma è sempre solo con il suo passato e con un presente che gli fa schifo.

L’atmosfera cupissima di Dove è sempre notte di John Banville, è la quintaessenza del noir, con tutti i suoi profumi e le sue suggestioni in seppia. Un romanzo magistrale che ci racconta un pezzo della storia d’Irlanda, di una nazione che vuole lasciarsi alle spalle l’etichetta di “povera d’Europa” e guarda all’America con cupidigia e voluttà, al prezzo di commettere più di un crimine. Una scrittura asciutta e tagliente, con personaggi che sembrano prendere vita come da uno schizzo di carboncino, in cui le donne rappresentano la chiave di volta attorno a cui ruota il mondo e dove la città di Dublino parla e si muove come il vero protagonista della storia.

E poi lui, Quirke, con il soprabito scuro, il cappello a tesa larga e la sigaretta in bocca: un personaggio tanto sfuggente quanto concreto. Al punto che non ci si può non affezionare.

Pubblicato il 5 febbraio 2009 in Recensioni     Argomenti: , ,
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3 Commenti

  1. Erin il

    Bellissimooooo!!!!! Entrerà mooooolto presto nella mia “library”!!!!!

  2. Kiara il

    evvai! sì, è davvero bello! ;)

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