I Biblecode Sundays nuovamente a Roma
Siamo lieti di annunciarvi che i Biblecode Sundays, i sei ragazzi irlandesi di Londra suoneranno il prossimo 21 luglio alla Festa dell’Unità di Roma (ingresso gratuito) che, come negli ultimi anni, si terrà alla Terme di Caracalla.
Abbiamo incontrato il bassista dei Biblecode Sundays, Enda Mulloy da Mulranny (Contea di Mayo, Repubblica d’Irlanda) e ci siamo fatti una chiacchierata sulla band, il nuovo album in uscita a breve e il prossimo concerto romano.
Ciao Enda! O dovrei chiamarti “the bull” (il toro)?
Ahahahahahah (ride a squarciagola)
Come mai hai questo soprannome così divertente?
Uno dei miei migliori amici, Giuseppe, è italiano ed il suo soprannome è “the italian stallion” (lo stallone italiano). In un’occasione, quando mi sono rivolto a lui chiamandolo così lui ha replicato: “Se io sono lo stallone italiano allora tu devi essere il toro irlandese (irish bull)”!
Ok, parliamo seriamente adesso… Enda, raccontaci un po’ della band. Da dove venite e da cosa la vostra musica trae ispirazione?
Allora, il Biblecode Sundays sono nati nel 2005. Negli anni abbiamo un po’ cambiato la nostra formazione. Il chitarrista elettrico Kian – l’ultimo arrivato – ha preso il posto di chi suonava il flauto e ciò ha evidenziato un cambiamento da uno stile più folk ad uno decisamente più progressive-rock. Fondamentalmente siamo una band il cui sound è influenzato dalla musica irlandese, con una fisarmonica ed un violino all’interno della formazione e, scorrendo nelle nostre vene il sangue di emigranti irlandesi, è ovvio che sonorità quali quelle dei Dubliners o dei Pogues rappresentano un’importante fonte d’ispirazione. Ma siamo anche influenzati da
timbri decisamente più rock derivati dall’ascolto di gruppi quali U2 e Oasis.
Siete appena tornati da un mini tour negli Stati Uniti, com’è andato?
È andato veramente bene. Ronan, il nostro cantante, è il fratello minore di Elvis Costello il quale anche lui si trovava in tour. Così Elvis ha chiesto ad alcuni di noi di unirsi a lui sul palco quali “special guests” e questo è stata una gran bella cosa per la band. Inoltre abbiamo suonato una delle nostre nuove canzoni durante il “Rhode Show” che va in onda su Fox Tv; ciò ci ha dato una grande visibilità.
E che mi dici del recente “London Feis” dove condividerete il palco con artisti quali Bob Dylan, Van Morrison, Cranberries e Thin Lizzy?
Si siamo stati invitati al Feis londinese. Grande onore per noi dal momento che le migliori band irlandesi ed importanti artisti di caratura internazionale si esibiranno in quella location e, sebbene non sia la prima volta in cui abbiamo condiviso palcoscenici importanti, questa volta saremo lì perché ce lo siamo guadagnati superando una ferrea selezione. Siamo molto orgogliosi.
Spiegaci un po’: che significa essere un emigrante irlandese a Londra?
Essere un emigrante a Londra è come trovarsi in qualsiasi altra parte in Irlanda se vogliamo essere onesti, ma questo soprattutto perché Londra è piena di irlandesi di prima o seconda generazione molto orgogliosi delle loro tradizioni. La maggioranza delle persone che frequento sono irlandesi di prima, seconda o terza generazione. Posso immaginare che sia lo stesso per i vostri connazionali all’estero.
Qual è stato il miglior vostro concerto?
Ne abbiamo fatti tanti di cui siamo orgogliosi, ognuno di noi ha i suoi preferiti. Io dico quello del Celtic Park, stadio dell’omonima squadra di calcio di Glasgow, di fronte a 60.000 persone. Essendo irlandese e tifoso del Celtic comprenderete facilmente credo… Non dimentico però la performance al festival di Glastonbury o quella di Boston dove abbiamo fatto da “spalla” ai Dropkick Murphys nel giorno di San Patrizio. Siamo stati anche in televisione in diverse occasioni ed è stata un’esperienza interessante. E, naturalmente, suonare a Roma è stata un’occasione speciale per tutti noi.
Allora devi essere un grande patito di pallone. Segui il calcio italiano? Cosa ne pensi?
Crescendo, in Irlanda, guardavamo sempre la Serie A alla tv. Sono un grande fan del calcio italiano. Guardare calciatori quali Maradona, Gullit, Platini e Van Basten era molto eccitante per un bambino e, senza dubbio, il clamore suscitato dai Mondiali del 90 ha attirato molte attenzioni sul calcio italiano. A quei tempi il calcio italiano, senza dubbio, era il migliore al mondo ma, oggi, la potenza finanziaria della Premier League inglese e della Liga spagnola fa sì che il calcio italiano venga “passato” molto meno in tv. Anche se, di recente, ancora una volta il calcio italiano ha mosso i primi passi per tornare lassù dove gli compete.
C’è un giocatore italiano che vorresti vedere nella tua squadra?
Naturalmente! Sono un ammiratore di Andrea Pirlo da moltissimo tempo, penso sia un calciatore fantastico. Mi piace anche Buffon, penso sia il più forte al mondo da moltissime stagioni. E vorrei vedere Alessandro Del Piero indossare la nostra maglia, magari anche solo per un anno.
C’è qualche club che ammiri qui in Italia? Se si, quale?
C’è solo una squadra per me in Italia, la Vecchia Signora. Ero un fan dai tempi di Liam Brady ed ho ammirato giocatori quali Platini, Rush, Boniek, Zidane e, naturalmente, il leggendario Del Piero. Mi è sempre piaciuto il loro modo di giocare perché sembravano sempre molto forti in difesa lasciando molto spazio alla fantasia degli attaccanti.
Che ambizioni avete come band?
La nostra più grande aspirazione al momento è promuovere il nostro nuovo album (che uscirà a breve) di fronte al numero maggiore di gente possibile e, perché no, raggiungere un’ “audience” mondiale.
Dicci del nuovo album..
È il primo album in cui Kian esprime la sua capacità artistica e ciò ha rappresentato il principale cambiamento rispetto al passato. Sempre i soltiti temi e le solite storie nelle canzoni..ma tutto molto più rock-sounding.
Se poteste condividere il palco con qualcuno, chi sceglieresti?
Direi gli U2 dal momento che sono la più grande band al mondo, ma vorrei anche suonare coi Pogues un giorno.
Infine, allora quando sarete di nuovo a Roma?
Suoneremo il 21 luglio alla Festa de l’Unità. Sarà la nostra seconda performance nella splendida e unica capitale italiana ma la terza volta in italia ed è qualcosa di cui non vediamo l’ora. Il pubblico italiano sa come divertirsi e penso che comprendono a pieno cosa per noi significhi essere una band.





















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